UN DUBBIO DA SCIOGLIERE
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CONFESSIONE DI UN FOLLE

Hanno pianto un poco, poi si sono abituati; a tutto si abitua quel vigliacco che è l’uomo (Dostoevskij)

Gli anni sono passati, sono per tutti un vecchio, ho dovuto accettare gli inevitabili cambiamenti, del mio corpo, della mia visione del mondo, del mio modo di rapportarmi con chi era più vecchio di me e con i giovani. Il processo non è stato privo di difficoltà, c’è stata sofferenza ma anche positività. Ho accettato di buon grado gli inevitabili compromessi, c’era comunque un filo logico che mi permetteva di capire il “nuovo”, reso inevitabile dal progredire vertiginoso delle nuove tecnologie.

La mia generazione, i cosiddetti sessantottini, è quella che maggiormente è stata investita dal turbine dei cambiamenti. Il passaggio repentino dalla società contadina alla società post industriale, non poteva avvenire senza traumi, soprattutto se tali cambiamenti non sono amministrati con buon senso e saggezza.

Probabilmente negli ultimi decenni sono mancati gli uomini di pensiero, i filosofi, che con i loro suggerimenti dovevano aiutare le persone a mantenere vivo il loro senso critico. L’assenza degli uomini di pensiero, dell’umanesimo, ha permesso a gruppi di potere interessati, di disabituare le persone a ragionare autonomamente, costruendo schemi mentali preconfezionati, distribuiti attraverso i potenti canali dell’informazione di massa i cosiddetti media, tutti rigidamente posti sotto il loro controllo.

Quello che ultimamente mi succede, soprattutto ora che ho più tempo da dedicare a me stesso, è di non riuscire più a capire i discorsi che mi pervengono dai governanti e dai media. Percepisco la presenza della follia senza riuscire a capire chi è il folle: i politici? il mio Presidente della Repubblica? I media che non sanno riportare le informazioni? Oppure io, che ho perso qualche passaggio importante nell’evoluzione del linguaggio logico?

Riferisco dell’ultimo evento che ci impegna socialmente, la pandemia, causata dal Virus denominato “Covid 19”. Tutti noi abbiamo vissuto e stiamo tuttora pagando le conseguenze economiche, sociali e sanitarie causate dal Virus: chiusura di interi settori economici, ospedali al limite del collasso, disoccupazione galoppante, insicurezza sociale, pauroso indebitamento statale. Di fronte a problematiche di questa dimensione è comprensibile trovarsi disorientati, è lecito attendersi rassicurazione da chi, con il proprio potere e con le proprie decisioni, dovrà effettuare scelte importanti che incideranno addirittura sulle future generazioni; ed è qui il punto, il dubbio che mi ha precipitato nello sconforto, che fa crollare ogni mia certezza sulla bontà del mio stato mentale o peggio di chi ci guida.

In più di una occasione mi è capitato di ascoltare dalle reti televisive,  i nostri governanti e da ultimo il nostro amato Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sulla “occasione unica ed irripetibile che ci viene offerta dalla pandemia  per la rinascita economica e sociale del nostro paese”.

A seguito di tali dichiarazioni, mi aspettavo valanghe di critiche da parte degli economisti, dai giornali, dai tanti esperti, ormai abituali frequentatori dei salotti televisivi, dai partiti politici di opposizione all’attuale governo, una forte reazione sindacale, o peggio una rivoluzione, ed invece concordia assoluta, annunciata dal silenzio, dall’assenza di una pur minima reazione, di una richiesta di chiarimento. Da qui nasce il mio dubbio circa la mia sanità mentale, perchè solo io non capisco che: Un popolo malato, super indebitato, con l’economia in regressione, con importanti settori produttivi e del commercio fermi, con una disoccupazione a due cifre, con le scuole chiuse, ha più chance di procedere verso il benessere economico e sociale rispetto ad un popolo sano e con pochi debiti?