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LE MIE IDEE

human politics world

LO STATO DELL’IPOCRISIA E L’IPOCRISIA

Il libro prova a togliere il velo di menzogne con il quale una società decadente, copre “Ipocritamente” il proprio fallimento. La crisi Politica, economica, sociale ed ambientale che tutti viviamo,  ha raggiunto livelli tali di pericolosità che la corta coperta delle menzogne  “Istituzionalizzate”, non riesce più a nascondere.

Il libro “Lo Stato dell’Ipocrisia e L’Ipocrisia di Stato”, non si limita a denunciare le fonti delle tante ingiustizie, ma saggiamente prova a suggerire possibili soluzioni.

Molte mie denunce vengono finalmente evidenziate dal sistema informativo, così come molte delle soluzioni che inutilmente da anni provo a suggerire, trovano finalmente ascolto.

Stralcio del prologo:Dovremmo avere la massima cura del nostro meraviglioso pianeta, invece di offenderne ogni luogo di terrena bellezza, con guerre fratricide che ne insanguinano il suolo e con il dissennato consumismo, droga dei poveri e fonte di arricchimento per banchieri ed industriali, che con i loro eccessi avvelenano ogni angolo del nostro “Pianeta Azzurro”C’è bisogno di pace tra i popoli e di pace con l’ambiente. Disponiamo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche che ci permettono di prenderci cura di noi e del nostro veicolo stellare, la Terra. Dichiariamo guerra all’ignoranza, usiamo bene il tempo che resta al nostro pianeta per proseguire nel cammino attraverso l’universo, nostra vera casa ed inevitabile traguardo.

Stralcio del capitolo X: Tra i tanti ricordi che ancora riescono ad emozionarmi, c’è quello di una notte; ero ancora piccolo, credo di non avere avuto ancora sei anni, quando mio padre aprendo la porta di casa, sotto un cielo stracolmo di stelle, rese ancora più lucenti dal manto di neve che copriva ogni cosa sulla terra, mi disse: «Sandro, vedi quella piccola collina? Vai fino al suo punto più alto, senza avere nessuna paura, poi quando sei lì, siediti, alza la testa e guarda il cielo sopra di te, respira con calma con la bocca e con il naso insieme. Restaci finché senti di volerci restare e capirai molte cose che né io né altri, potremo mai spiegarti di quel cielo e di te». Ricordo che disse ancora mio padre: «Se nell’andare verso la collina provi una qualche paura, non ti preoccupare, dominala e continua a camminare; se mentre torni la paura cammina ancora conte, vuol dire che dovrai tornarci altre volte». Mi recai sulla piccola collina, più per dimostrare a mio padre il mio coraggio e non perché avessi capito quello che lui voleva dirmi. Il messaggio l’ho capito molto tempo dopo, quando i miei capelli cominciavano a diventare dello stesso colore della neve che calpestai quella notte. Quello che ricordo di quella lontana esperienza è che durante il percorso di andata i miei sensi erano tutti presi ad ascoltare lo spazio che mi circondava; un timore avvolgente ed opprimente si appropriava di ogni mio pensiero. Una volta sulla collina mi sedetti provando a respirare piano, come mi aveva suggerito papà e, pian piano, , i miei sensi si calmarono, fino al silenzio più totale dei miei pensieri, rapito dall’immensità di quel cielo, da quelle luci così distanti ma allo stesso tempo così profondamente mie. Non ricordo quanto tempo sono rimasto seduto a guardare quelle luci, rese vive dall’insolito tremolio; sicuramente un tempo breve, anche se la mia mente lo dilata continuamente, ogni volta che il ricordo si riaccende nella mia memoria, fino al punto che oggi molte delle mie scelte di vita mi sembra si siano generate lì, tutte insieme, in quella notte solo mia, in quel mini Big Bang di solitudine, dal quale credo sia nata la mia vera coscienza. Il ritorno verso casa lo percorsi lentamente, stranamente non avevo più fretta e nessun senso di paura. Arrivato a casa trovai mio padre sulla porta, con il colletto della giacca alzato sul collo; probabilmente era rimasto lì per tutto il tempo esposto al freddo ad aspettarmi. Mi apparve come qualcosa di etereo poiché il fumo della sigaretta accesa, uscendo dalla sua bocca , gli sfumava i contorni del viso, mentre si disperdeva velocemente nell’aria fredda e tersa della notte. Volevo riferire subito a mio padre della mia esperienza, non vedevo l’ora di poter profittare dell’occasione per mostrargli quanto fossi stato coraggioso; avrei sicuramente esagerato amplificando a mio vantaggio l’avventura, ma fui bloccato prima di completare la prima parola, da questa sua frase: «Sandro, non dire nulla poiché non esistono parole giuste per quello che vuoi dirmi; questa è una storia solo tua, deve essere un tuo segreto rifugio». Neanche questa ultima frase di mio padre capii subito quella notte: anch’essa è rimasta per un lungo periodo non metabolizzata, uno dei miei tanti imperdonabili ritardi nel cammino verso una qualche forma di saggezza.

Stralcio del capitolo IV°: Anche oggi, all’inizio del terzo millennio, con un progresso scientifico e tecnologico in grado di affrancarci da molti lavori, siamo ancora vittime dei venditori di fumo. Credetemi, il nostro modo di vivere, rapportato ai progressi tecnologici, appare quantomeno anacronistico ed incomprensibile. Pensate all’incongruenza dell’uso che ancora si fa delle fonti energetiche inquinanti, pensate alla sovrappopolazione, alla produzione smodata di prodotti non solo inutili, ma soprattutto dannosi per l’ecologia ambientale, che gli assetati di ricchezza propongono senza nessun limite, alla massa che ignora, coadiuvati dalla politica serva. Una marea nera, costituita per lo più da prodotti inutili, incontrollabile come la stupidità umana, riempie la nostra vita e svuota le nostre tasche, costringendoci alla schiavitù del lavoro. Ninnoli di ogni sorta avvelenano l’ambiente e la nostra vita, dall’abbigliamento alla cosmesi, dall’eccesso dei giocattoli, per lo più diseducativi, agli infiniti orpelli con i quali ammantiamo la nostra ignoranza e la sciocca vanità. Quanto denaro potrebbe essere utilmente impiegato per rendere la vita dell’uomo più consono alle proprie capacità intellettive? Nel 2050, al ritmo di crescita odierna, la popolazione della terra raggiungerà la cifra di circa dieci miliardi; nel 2013, praticamente ieri, eravamo solo cinque miliardi. Biologi e naturalisti di tutto il mondo, sono concordi nel ritenere che la presenza dell’uomo sul pianeta terra è eccessiva, squilibrata sia rispetto alle tante forme di vita animale con i quali condividiamo l’habitat, che rispetto alle disponibilità alimentari ed energetiche. Nonostante la fondatezza degli allarmi lanciati da tutte le comunità scientifiche, la politica ignorante e serva sollecita una maggiore natalità, utile solo a sostenere l’attuale folle modello di sviluppo, basato sulla continua espansione della produzione e dei conseguenti consumi. La realtà è che la terra è sovrappopolata, una saggia ed oculata programmazione delle nascite, si impone. Uno sviluppo demografico umano che tenga conto del mantenimento del necessario equilibrio generale è nell’interesse di tutti i popoli, poiché il realizzarsi di tale condizione, è garanzia di adeguati approvvigionamenti alimentari ed energetici, condizione che garantirebbe la pace mondiale, cosa che evidentemente non coincide con gli interessi di chi vede l’umanità solo come una entità di consumo. Sono questi gli errori da correggere. È assolutamente necessario che gli uomini di pensiero si mettano alla guida dei popoli, è l’unica speranza, l’ultima possibilità per il genere umano di evitare la possibile catastrofe nucleare, ecologica o batteriologica.

Stralcio del capiyolo VI°: Come è potuto succedere tutto questo? A chi attribuire la responsabilità del degrado sociale? Personalmente credo, come ho già detto precedentemente, che siano i dotti i veri colpevoli del disastro economico, ambientale e sociale in atto. Invece di elaborare soluzioni contro il dilagante decadentismo sociale ed opporsi al ricatto economico ed al degrado culturale, le menti pensanti hanno scelto, da codardi le retrovie, i luoghi protetti. Il silenzio dei dotti non è gratuito, vendono il loro sapere per denaro, esattamente come fa una giovane prostituta che umilia il proprio corpo per un facile guadagno. Questi servi senza onore, traditori della patria e del sapere, li troviamo nei posti meno visibili ma redditizi. Sono alti burocrati, professoroni universitari, presidenti di enti, direttori di aziende, direttori di banche, ambasciatori, alti prelati ecc. Godono di privilegi incredibili ed a questi benefici materiali sacrificano i beni più grandi, l’onore e la gloria che la storia da sempre riconosce ai grandi uomini di pensiero. Mi chiedo come potranno sopportare la vergogna, e sarà vergogna storica, di aver permesso nel momento di maggiore espansione del benessere materiale e tecnologico, che un gruppo ristretto di strozzini precipitasse il mondo nella arretratezza culturale, nel degrado e nell’estrema insicurezza sociale in cui viviamo. I posteri troveranno un capitolo vuoto nel libro della vita degli odierni dotti. Come hanno potuto barattare le loro conoscenze, con il vile denaro? L’unica risposta possibile è che non sono uomini di cultura, in loro alberga una falsa cultura, la cultura dell’avere, che da sempre si oppone alla cultura dell’essere.