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IL DOMINIO DEI POCHI SUI TANTI
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ALTO TRADIMENTO
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IL VOCIO INCONCLUDENTE

Dalle televisioni, dalla radio, dai giornali, dalla rete, dalle associazioni, dai luoghi di culto, ovunque le persone si incontrano emerge il dissenso rispetto all’attuale gestione Politica ed al conseguente modello  di sviluppo economico e sociale. I tanti avvicendamenti alla guida delle Nazioni, hanno lasciato inalterati i rapporti di potere e lo scontento Popolare. Abbiamo avuto Governi di destra, di sinistra, di centro, Governi di coalizione, Governi tecnici, Governi a contratto, mi riferisco all’attuale sodalizio Lega 5 Stelle, ma il dissenso non sembra diminuire.

Ho provato a darmi una spiegazione del perché il Popolo non si senta mai ben rappresentato dalla classe Politica, che tra l’altro esso stesso ha scelto, in tale ottica  ho cominciato ad ascoltare le persone in modo diverso dal solito, nel senso che ho cercato di verificare se dai discorsi frammentati se ne potesse accertare un desiderio comune, un’aspettativa unificante.

La cosa che più mi ha sorpreso dell’attività di ascolto e che, indipendentemente dall’ideologia politica, dal credo religioso, dalla cultura e dallo stato sociale, Il popolo in ultima analisi, chiede  ai propri governanti una sola cosa, “GIUSTIZIA”. 

Se è la Giustizia la vera aspettativa del Popolo, non possiamo esimerci dal dover definire il significato della parola Giustizia. Secondo Aristotele la Giustizia non è dare a tutti in modo uguale, ma piuttosto è dare a ciascuno il suo. Nell’ottica di dare con Giustizia, Aristotele distingue la Giustizia distributiva da quella commutativa, intendendo la prima come regola di distribuzione di onori e pubbliche ricchezze, la seconda come regola dei rapporti privati.

Per Socrate, la Giustizia si realizza quando genera il bene del popolo. Il bene del popolo, un traguardo sicuramente  auspicato da tutti, propagandato da destra a sinistra degli schieramenti politici, d’altronde chi mai darebbe il proprio consenso ad un politico che dicesse di voler governare con Ingiustizia?

Ed eccoci all’interrogativo, all’inspiegabile dicotomia, se il popolo chiede Giustizia, se i politici offrono Giustizia, se tutti vogliono il bene, perché abbiamo tanto dissenso e tanta percezione di ingiustizia? Rispondere a questo interrogativo è compito di ogni persona, ma sopratutto dovrebbe essere obbligo morale dei filosofi, dei sociologi, degli scienziati e degli Statisti.

Viviamo un complesso momento storico, le moderne tecnologie, da un lato ci lusingano mostrandoci un futuro di grande progresso, dall’altro ci terrorizzano per la nostra manifesta incapacità di gestire con la dovuta saggezza i nuovi strumenti.

Personalmente penso che abbiamo perso la capacità di comprensione dell’insieme, la crescente specializzazione ci ha fatto perdere di vista le connessioni che ci legano nel rapporto con la Natura e con l’intero popolo della terra. Dobbiamo capire che noi uomini siamo una parte del tutto, anzi siamo la parte più responsabile, siamo gli eletti del mondo vivente, quelli che dovrebbero essere i garanti dell’intero, mentre operiamo per l’esatto opposto. E’ l’uomo il responsabile della crescente insicurezza, vedi gli armamenti e le sperequazioni sociali, così come lo è del degrado ambientale con quanto ne consegue.

Oggi la nostra specie mostra solo la “Razionalità Scientifica”, la quale ha raggiunto livelli inimmaginabili, mentre è del tutto assente la maturità “Dialettica”, che si concretizza con la capacità di vedere oltre le sterili leggi di mercato.

Il popolo ha una sola arma di difesa da una possibile catastrofe sociale ovvero ambientale, acculturarsi attraverso l’associazionismo, iniziativa che deve essere sponsorizzata dagli uomini di pensiero e dai media. Tra gli uomini di pensiero metterei in prima fila i filosofi, a seguire i sociologi, i naturalisti, gli uomini di scienza, i politici illuminati ed i saggi, a questi aggiungerei la nostra Chiesa e tutte le espressioni di credo del mondo. Un sogno? No è più semplice di quanto si pensi, basta non essere più una voce nel vento ma una voce che appartiene ad un coro. Questo ci chiedono le nuove generazioni, gli eredi della nostra storia.

Alessandro Marini (Ateo in Dio ma Credente nell’uomo).