ESISTONO ANCORA STATI DEMOCRATICI ?
1 Febbraio 2019
IL POPOLO HA BISOGNO DEL TIRANNO
11 Febbraio 2019

LE RELIGIONI ED IL CREDO

Pensiero scientifico

Cosa pensava Einstein di Dio e della religione: “La parola Dio per me non è nient’altro che l’espressione e il prodotto delle debolezze umane, la Bibbia una raccolta di leggende onorevoli, ma comunque primitive, che sono tuttavia piuttosto infantili. Nessuna interpretazione, non importa quanto sottile, può (per me) cambiare ciò. Tali interpretazioni raffinate sono molto varie a seconda della loro natura e non hanno quasi nulla a che fare con il testo originale. Per me la religione ebraica, come tutte le altre religioni, è un’incarnazione delle superstizioni più infantili. E il popolo ebraico, a cui sono contento di appartenere e con la cui mentalità ho una profonda affinità, non ha qualità diverse per me di tutti gli altri popoli. Per quanto riguarda la mia esperienza, non sono neanche migliori di altri gruppi umani, sebbene siano protetti dai peggiori cancri dalla mancanza di potere. A parte questo non riesco a vedere nulla di “eletto” in loro. In generale trovo doloroso che tu rivendichi una posizione privilegiata e cerchi di difenderla con due muri di orgoglio, uno esterno come uomo e uno interno come ebreo. Come uomo pretendi, per così dire, una dispensa dalla causalità altrimenti accettata, come ebreo il privilegio del monoteismo. Ma una causalità limitata non è più una causalità, come il nostro meraviglioso Spinoza ha riconosciuto […] E le interpretazioni animistiche delle religioni della natura non sono in linea di principio annullate dal monopolio. Con tali muri possiamo solo raggiungere un certo autoinganno, ma non sostengono i nostri sforzi morali. Al contrario. Ora che ho apertamente affermato le nostre differenze nelle convinzioni intellettuali, mi è ancora chiaro che siamo piuttosto vicini l’uno all’altro nelle cose essenziali, cioè nella nostra valutazione del comportamento umano. Ciò che ci separa sono solo “puntelli” intellettuali e la “razionalizzazione“, nel linguaggio di Freud. Pertanto penso che ci capiremmo abbastanza bene se parlassimo di cose concrete. Con cordiali ringraziamenti e auguri.  (La missiva risale al 3 gennaio 1954 ed era indirizzata all’amico filosofo Eric Gutkind).

La parabola di Antony Flew: La differenza trascendentale è tornata in primo piano nel 2004, data in cui Antony Flew (il patriarca dell’ateismo di matrice scientifica-empirica del secolo XX) affermò, in un simposio celebrato presso la New York University, che egli accettava l’esistenza di Dio per coerenza con la massima che aveva presieduto al suo ateismo militante: «segui l’argomentazione razionale dovunque ti porti». Il suo passaggio a credente non aveva nulla a che vedere con la fede, con le Chiese o con le confessioni religiose, ma era il riconoscimento che la spiegazione credente era molto più solida razionalmente rispetto all’ateismo di cui era stato leader fino ad allora. Io – sosteneva Antony Flew – non so niente dell’interazione dei corpi fisici in due particelle subatomiche. Ma sono interessato a sapere come è possibile che possano esistere queste particelle o qualsiasi altra realtà fisica, e persino, la stessa vita. Mosso da questo interesse, cerco di trovare una spiegazione razionale a partire dalle evidenze o prove a cui sta giungendo la scienza. Ovviamente – ha proseguito – le spiegazioni possibili sono molte e diverse. Sappiamo tutti che la superiorità delle une sulle altre si gioca su una maggiore o minore coerenza razionale, molto al di là del fatto di essere educatore, marinaio, ingegnere, filosofo, avvocato o scienziato. Esercitare una o l’altra professione non offre alcun vantaggio speciale quando si cerca una spiegazione razionale a partire dalle scoperte raggiunte, così come essere una stella del calcio non dà alcuna chiaroveggenza in più quando si tratta di valutare i vantaggi profilattici di certi dentifrici. Ebbene – ha affermato Antony Flew –, nei miei primi contributi atei non conoscevo, tra le altre evidenze, il Big Bang. Quando mi sono reso conto della forza esplicativa che presentava il consenso che si stava creando tra i cosmologi, ho riconosciuto pubblicamente che noi non credenti avevamo una fonte enorme di preoccupazione: si stava offrendo una prova decisiva che l’universo aveva avuto un inizio. Perciò non valeva più la pena continuare a difendere il fatto che il cosmo fosse pura e semplice materia e nient’altro e «perché sì». E non era neppure possibile continuare a rifugiarsi in spiegazioni che, in un modo o in un altro, finissero per sostenere il caso o la casualità. Era molto più ragionevole concludere che «il Big Bang iniziale richiedeva un certo tipo di Causa Prima (scatenante)». In seguito a questo risultato, non avevo altra scelta che rinnegare l’ateismo che avevo capeggiato e in cui avevo militato fino ad allora. Com’era da prevedere, la sorpresa fu colossale. Forse per questo Flew ricordò di aver compiuto questo passo non perché gli si era rammollito il cervello o come conseguenza della sua età avanzata, ma per coerenza razionale con le evidenze cosmologiche e biologiche che erano state raggiunte da alcuni anni. Partendo da queste, si rese conto che la spiegazione credente era più solida di quella atea.

Il Mio Credo di Hermann Hesse:  Per ragioni di spazio, per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio la lettura del libro dello scrittore, “Il Mio Credo“, del quale voglio solo citare questa brevissima, ma significativa frase: Io non sono vissuto e non potrei vivere un solo giorno senza religione, ma per tutta la vita ho potuto fare a meno della Chiesa. 

Il Mio Credo –  estratto del Capitolo III° (Il credo) – del libro “Lo Stato dell’Ipocrisia e l’Ipocrisia di Stato”: Per il sottoscritto, Dio è il mistero che si cela nell’attimo costituito dal tempo di un miliardesimo di miliardesimo di secondo che precede il Big Bang, in quella zona d’ombra, dove scienziati, (vedi Stephen W. Hawking) e credenti di tutto il mondo, (In principio Dio creò il cielo e la terra … la genesi del Cristianesimo), da sempre cercano, con approccio diverso, risposta all’eterno interrogativo: da dove veniamo? Io credo che la mente universale, Dio, si fece esplodere nel Big Bang originario al fine di seminare nel nascente Universo le verità assolute, insopportabili ed inaccettabili, a mio avviso senza senso, se concentrate in un solo essere o entità che sia, quindi, inconciliabili persino nella dimensione di un qualsiasi Dio. Solo un Dio che si disintegra per risorgere con ogni nuova nascita, con noi, dentro ognuno di noi, può uscire dall’abisso della “Nera Fonte”, così vagheggiava nei canti ultimi, David Maria TuroldoIl nulla Tuo necessario limite / nera fonte / di ogni altro male / tuo dramma di essere Dio”, e tornare in noi come il Dio vivente, non relegato in un luogo indefinito, osservatore sordo delle umane sofferenze e spietato giustiziere dei nostri indefiniti peccati. Dio è l’energia allo stato puro che concretizza la materia e genera la vita. Dio con il Big Bang crea l’universo infinito e disintegrandosi in esso ne genera l’autogoverno, la nascita di tutte le leggi fisiche, chimiche e biologiche che supportano la vita, la cui lettura ed interpretazione lascia al libero arbitrio dell’uomo, sua dimora e sua ragion d’essere. Con la lettura delle leggi naturali e grazie al libero arbitrio, all’uomo è stata concessa la possibilità di accedere al paradiso; un paradiso reale, terreno ma anche cosmico, da realizzarsi con la pace tra tutti i popoli, con un benessere diffuso e condiviso, un allungamento indefinito della durata della vita, la possibilità di viaggiare nella dimensione dell’universo, oppure l’inferno, la fiamma della terza guerra mondiale, che aprirebbe all’uomo i bui gironi dell’era post atomica. Dio, con il Big Bang salva se stesso dalla insopportabile solitudine generata dalla sua eternità statica e dall’onniscienza. Con il solo atto possibile Dio, disintegrandosi nel nascente universo, affranca se stesso dalla prigione costituita dall’insopportabile onnipotenza e trasferisce in ogni uomo un frammento della sua scienza, (coscienza dell’uomo), e della sua eternità, (i nostri geni). Trasferendo alle nuove generazione i propri geni ed il bagaglio delle conoscenze acquisite, l’uomo preserva l’eternità e l’onnipotenza del Dio creatoreL’uomo, sa da sempre che un frammento di Dio è in lui, nonostante le vittorie, mi riferisco alle tante risposte che la scienza dell’uomo ha sostituito ai tanti dogmi dei vari credi; quel piccolo frammento immateriale di deità è ancora in noi e ci sprona all’indagine scientifica, l’unica attività umana che aiuta Dio a preservare, per nostro tramite, la somma conoscenza e l’eternità rinunciata.